IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE RASSEGNI LE DIMISSIONI

Alcuni mesi fa raccontammo la vicenda tristemente italiana del concorso per dirigente scolastico su cui pende il verdetto del Consiglio di Stato, inizialmente previsto per l’ottobre del 2019 e poi slittato al mese di marzo del 2020. Sulla questione si è già pronuciato il TAR, stabilendo l’annullamento del concorso. Chi volesse fare un riepilogo di quanto accaduto può far riferimento a questa pagina (Il pasticciaccio brutto del concorso per dirigente scolastico e le scelte imprudenti del MIUR), in cui è riportato anche il testo della sentenza.

Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata. È cambiato il Governo ed il dicastero dell’Istruzione ha cambiato per ben due volte titolare. Il ministro in carica (da antica consuetudine continuiamo ad usare il genere maschile per le cariche istituzionali, senza patemi boldriniani) è Lucia Azzolina. Aggraziata siciliana, da anni trasferitasi in Piemonte, dove ha svolto gran parte della carriera da docente, ha un passato da sindacalista e porta avanti il suo impegno politico da deputata del Movimento 5 Stelle (contrordine! Utilizzeremo a piacimento i due generi, per non irritare la Boldrini e come dimostrazione di condiviso femminismo). Il suo curriculum è di quelli che al giorno d’oggi si definiscono di alto livello, conta infatti due diplomi universitari. Anche lei ha partecipato al concorso per dirigente scolastico finito sotto la lente d’ingrandimento della giustizia amministrativa, classificandosi alla posizione 2.542, risultando quindi idonea all’esercizio del ruolo di preside. E allora c’è da chiedersi: è stata politicamente opportuna la nomina dell’onorevole Azzolina a capo del Ministero dell’Istruzione? Probabilmente no, visto il contenzioso amministrativo in corso che coinvolge ed interessa insieme il ministero, il Consiglio di Stato ed i candidati vincitori del concorso, tra i quali la stessa professoressa Azzolina.

Il M5S fa continuamente vanto della sua diversità rispetto ai partiti concorrenti, ma in questa circostanza, come in altre per la verità, ha dimostrato di non differenziarsi per nulla da essi. Nominare al Ministero dell’Istruzione una vincitrice di un concorso statale indetto e gestito dallo stesso ministero, dopo che era già stata emessa una sentenza di annullamento da parte del TAR per gravi irregolarità e su cui incombe la pronuncia definitiva del Consiglio di Stato, si è dimostrato un comportamento estremamente indelicato, più prosaicamente una decisa forzatura. Sembra che il Governo, con questa mossa, abbia voluto mettere ulteriore pressione al Consiglio di Stato in vista della sentenza su un concorso sul cui esito da Viale Trastevere non si vuole fare nessun passo indietro. Prova ne sia il braccio di ferro che già fece l’ex ministro leghista Marco Bussetti, decidendo di sospendere la sentenza del TAR fino alla pronuncia del Consiglio di Stato e nominando in via provvisoria i vincitori del concorso, avvalendosi della prevalenza di un presunto interesse pubblico in effetti assai controverso e discutibile. La nomina della pentastellata Lucia Azzolina sembra essere nel segno della continuazione di quel braccio di ferro tra Ministero dell’Istruzione e tribunali amministrativi iniziato ormai quasi un anno fa. Nella condizione in cui si trova adesso, il Consiglio di Stato si prenderà mai la briga, lasciate passare la boutade, di far torto al Ministro dell’Istruzione? Nella consapevolezza dell’assoluta imparzialità dei giudici amministrativi, l’auspicio è che essi decidano nella maniera più giusta e consona.

Va ricordato che si tratta di un contenzioso amministrativo, quindi non c’è nulla di penalmente rilevante. Le irregolarità ed i comportamenti illeciti sono di natura amministrativa e ricadono a pioggia, per via diretta o indiretta, su tutti i candidati. Non c’è dubbio del fatto che la deputata Azzolina sia rimasta involontariamente coinvolta in questo contenzioso, però, per una questione di trasparenza e di conflitto di interessi, in quale altro Paese al mondo la classe politica governativa, considerata la situazione sopra esposta, avrebbe deciso una nomina ministeriale simile? In nessuno, si può facilmente supporre.

Acclarata la poca cautela del Governo nella nomina, bisogna essere fiduciosi nell’operato del Consiglio di Stato, che deciderà se confermare quanto stabilito dal TAR oppure se ribaltare la sentenza di primo grado, confermando l’esito del concorso. In ogni caso, per motivi di opportunità politica e per decoro istituzionale, sarebbe vantaggioso per ogni parte in causa, che, prima del verdetto definitivo, l’onorevole Azzolina rassegni le dimissioni da Ministro dell’Istruzione. Ma con ogni probabilità questo non avverrà.

Quirino De Rienzo

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